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SANTA AGOSTINA PIETRANTONI

 

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“semplice, limpida, pura, amorosa…e alla fine…dolorosa e tragica…anzi… simbolica”
(Paolo VI)

LA VITA - Biografia

Livia Pietrantoni, nacque il 27 marzo 1864 a Pozzaglia Sabina (Rieti), secondogenita di undici figli, da una famiglia semplice di agricoltori i cui punti di riferimento erano il lavoro e la preghiera, sotto la guida del padre Francesco e della madre Caterina Costantini, e con la patriarcale presenza del nonno Domenico. La piccola Livia mostro' presto una precoce inclinazione religiosa, e a volte cercava la solitudine per raccogliersi in preghiera. Dimostro' il suo temperamento generoso salvando un fratellino che stava per annegare nel torrente Lasso. Il lavoro prese il posto dei giochi per la bambina, che non pote' frequentare con regolarita' la scuola: nonostante questo, ottenne un buon profitto, tanto che le compagne la soprannominarono "professora".
A ventidue anni corono' il suo sogno segreto, entrando come postulante nella Casa Generalizia delle Suore della Carita' di Santa Giovanna Antida Thouret: era il 23 marzo 1886. L’anno successivo divenne Suor Agostina (nome latino che significa "piccola venerabile"): era il 13 agosto; il giorno dopo inizio' la sua opera presso l’Ospedale Santo Spirito di Roma detto il "ginnasio della carità cristiana", dove prima di lei avevano prestato la loro opera San Carlo Borromeo, San Giovanni Bosco e San Camillo de Lellis.
La "Questione romana" rendeva difficile la vita in ospedale ai religiosi: i Padri Cappuccini erano stati allontanati, i Crocifissi banditi, restavano solo le suore, senza poter parlare di religione. Suor Agostina assistette inizialmente i bambini, ma contrasse la tubercolosi: guarita miracolosamente, decise di assistere gli adulti nel reparto tubercolotici. Qui non mancavano soggetti violenti e blasfemi, il peggiore dei quali si chiamava Giuseppe Romanelli: venne cacciato addirittura dall’ospedale, ma volle vendicarsi e scelse la sua vittima, Suor Agostina, che non rinuncio' alla sua missione nonostante le minacce.
Il 13 novembre 1894 il Romanelli la sorprese e la uccise a pugnalate, le ultime parole della vittima furono di perdono per l’assassino.
Il 12 novembre 1972 venne beatificata da Paolo VI. Giovanni Paolo II la proclamò santa il 18 aprile 1999. E'Patrona degli infermieri con Decreto del 29 aprile 2003. Il 14 novembre 2004 le spoglie della Santa sono tornate a Pozzaglia Sabina. E' celebrata dalla Chiesa cattolica il 13 novembre.

(Massimiliano Papili)

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LA VITA - Storia di una Santa

Una terra... una famiglia

"C'era una volta, e ancora c'e', con volto nuovo, un villaggio chiamato Pozzaglia, nei colli della Sabina... e c'era la' una casa benedetta, nido pieno di voci infantili, tra le quali, quella di Oliva, chiamata poi Livia, che cambiera' il nome domestico in quello religioso di Agostina...".
La breve vita di Suor Agostina, che ha ispirato a Paolo VI, il Papa della sua beatificazione nel 1972, accenti di straordinaria poesia per tracciarne il percorso, prende avvio e si dipana così: " semplice, limpida, pura, amorosa... e alla fine... dolorosa e tragica... anzi... simbolica ".
27 marzo 1864. Nel piccolo paese di Pozzaglia Sabina, 800 metri di altitudine, al centro di una bella zona geografica , nasce e viene battezzata Livia, seconda di 11 figli; Francesco Pietrantoni e Caterina Costantini, i genitori, piccoli agricoltori, lavorano la loro terra e qualche appezzamento in affitto. L'infanzia e la giovinezza di Livia respirano i valori della famiglia onesta, laboriosa, religiosa, e sono segnati soprattutto dalla saggezza di nonno Domenico, vera icona patriarcale nella casa benedetta, dove "tutti badavano a fare bene e si pregava spesso...".
A quattro anni, Livia riceve il sacramento della Cresima e intorno al 1876 fa la sua prima comunione, con una consapevolezza certamente straordinaria a giudicare dalla sua vita successiva di preghiera, di generosita', di donazione. Presto impara da mamma Caterina le attenzioni e i gesti della maternita' che esprime con dolcezza tra i numerosi fratellini, nella grande famiglia, dove tutti sembrano avere diritto al suo tempo e al suo aiuto. Lavora nei campi e si prende cura degli animali... Conosce percio' poco i giochi e... la scuola, eppure riesce a trarre un grande profitto dalla sua irregolare frequenza, tanto da meritare, dalle sue compagne, il titolo di "professora".

Lavoro e... fierezza

A sette anni inizia a "lavorare", con altri bambini, trasportando a migliaia, secchi di ghiaia e sabbia per la costruzione della strada Orvinio-Poggio Moiano. A dodici, parte con le altre giovanette "stagionali" che nei mesi invernali si recano a Tivoli, per la raccolta delle olive. Livia, precocemente saggia, assume la responsabilita' morale e religiosa delle giovani compagne, le sostiene nella durezza del lavoro, lontano dalla famiglia e dal paese, tiene testa con fierezza e coraggio a "caporali" prepotenti e senza scrupoli.

Vocazione e distacco

Livia e' una ragazza piacevole per la saggezza, il senso dell'altro, la generosita', la bellezza... e diversi giovani, in paese, hanno gli occhi su di lei. A mamma Caterina non sfuggono gli sguardi di ammirazione e sogna una buona collocazione per la figlia. Ma Livia cosa pensa? Quale segreto custodisce? Perche' non sceglie? Perche' non decide? "Livia... fatta audace dalla voce che parla dentro, la vocazione, si arrende: Cristo sara' l'amore, Cristo lo Sposo...". La sua ricerca si orienta verso una vita di sacrificio. A chi, in famiglia e nel paese, vuole distoglierla dalla sua decisione, definendola una fuga dalla fatica, Livia risponde " Voglio scegliere una congregazione dove c'e' lavoro per il giorno e la notte " e tutti sono certi dell'autenticita' di queste parole. Un primo viaggio a Roma, in compagnia dello zio fra Matteo, si conclude con una delusione cocente: il rifiuto di accoglierla. Qualche mese dopo pero', la Superiora generale delle Suore della Carita' di S. Giovanna Antida Thouret, la Madre Giuseppina Bocquin , le fa sapere che l'aspetta nella Casa generalizia di Via S. Maria in Cosmedin. Livia avverte che questa volta l'addio e' per sempre. Con emozione saluta i paesani, ogni angolo del villaggio, i luoghi di preghiera: la Parrocchia, la Madonna della Rifolta; abbraccia i suoi famigliari; in ginocchio riceve la benedizione di nonno Domenico, "bacia la porta della sua casa, vi traccia un segno di croce, e corre via".

Formazione e servizio

23 marzo 1886. Livia ha 22 anni, quando arriva a Roma, via S. Maria in Cosmedin. Alcuni mesi di Postulato e di Noviziato bastano per provare che la giovane ha la stoffa della Suora della Carita', cioe' della " serva dei poveri ", secondo la tradizione di S. Vincenzo de' Paoli e di S. Giovanna Antida. Livia porta infatti in convento, dall'eredita' famigliare, un materiale umano particolarmente solido, che offre ogni garanzia. Quando veste l'abito religioso e le viene imposto il nuovo nome di Suor Agostina, si accorge che dovra' essere lei ad incarnare una santa con tale nome: non le risulta infatti una Santa Agostina!

Inviata all'ospedale S. Spirito, glorioso per la sua storia di 700 anni e definito "il ginnasio della carita' cristiana", Suor Agostina aggiunge il suo contributo personale sulle orme dei santi che l'hanno preceduta tra i quali Carlo Borromeo, Giuseppe Calasanzio, Giovanni Bosco, Camillo De Lellis... e in quel luogo di dolore esprime la carita' fino all'eroismo.

Silenzio, preghiera e bonta'

Il clima in ospedale e' ostile alla religione: la questione romana avvelena gli animi: vengono cacciati i Padri Cappuccini, viene bandito il Crocifisso e ogni altro segno religioso... Si vorrebbero allontanare anche le Suore, ma si teme l'impopolarita': a loro si rende la vita "impossibile" ed e' proibito parlare di Dio. Suor Agostina pero', non ha bisogno della bocca per "gridare Dio" e nessun bavaglio puo' impedire alla sua vita di annunciare il Vangelo! Il suo servizio, prima nel reparto dei bambini e, dopo il contagio mortale, da cui miracolosamente guarisce, nella corsia di disperazione e di morte dei tubercolosi, esprime la sua totale dedizione e la sua straordinaria attenzione ad ogni paziente, soprattutto ai piu' difficili, violenti e osceni, come il "Romanelli".
In segreto, in un piccolo angolo nascosto, ha trovato un posto alla Vergine Maria perche' rimanga nell'ospedale; a lei affida i suoi "raccomandati" e le promette altre veglie, maggiori sacrifici, per ottenere la grazia della conversione per i piu' ostinati. Quante volte le ha presentato Giuseppe Romanelli? E' il peggiore di tutti, il piu' volgare ed insolente, soprattutto con Suor Agostina che moltiplica, a suo riguardo, le attenzioni ed accoglie con grande bonta' la mamma cieca quando viene a visitarlo. Da lui ci si puo' aspettare di tutto, tutti ne sono infastiditi. Quando, dopo un'ennesima bravata a danno delle donne della lavanderia, il Direttore lo espelle dall'ospedale, la sua rabbia vuole trovare un bersaglio e la inerme Suor Agostina e' la vittima designata. "Ti uccidero' con le mie mani!", "Suor Agostina, non hai piu' che un mese da vivere!" sono le minacciose espressioni che le fa giungere a piu' riprese, attraverso biglietti.
Romanelli non scherza affatto, ma neppure Suor Agostina fissa limiti alla sua generosita' per il Signore... e' pronta a pagare percio', con la sua vita, il prezzo dell'amore, senza fughe, senza accuse... Quando il Romanelli, la sorprende e la colpisce crudelmente, senza scampo, quel 13 novembre 1894, dalle sue labbra escono solo l'invocazione alla Vergine e le parole del perdono.

(vatican.va)


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